Sorveglianza sanitaria negli attuali esposti ad amianto: perché oggi non ha senso ricercare i corpuscoli d'asbesto



Negli ultimi anni parlando tra colleghi o confrontandomi su protocolli di sorveglianza sanitaria emerge spesso un dubbio ricorrente:

ha ancora senso ricercare i corpuscoli di amianto negli attuali esposti?

La domanda non nasce da un eccesso di zelo ma dal fatto che per molto tempo la ricerca dei corpuscoli è stata considerata quasi automaticamente un indicatore di esposizione. Tuttavia oggi ci troviamo in un contesto profondamente diverso.

Difatti  le esposizioni sono cambiate i materiali sono diversi e soprattutto le conoscenze scientifiche si sono evolute.

Il rischio è quello di continuare ad applicare strumenti pensati per esposizioni elevate e continuative del passato a situazioni lavorative che nella maggior parte dei casi riguardano interventi di bonifica su materiali compatti, come canne fumarie e lastre ondulate in fibrocemento, svolti con procedure controllate e misure preventive strutturate.

È proprio in questo scenario che diventa necessario chiedersi se la ricerca dei corpuscoli di amianto abbia ancora un significato nella sorveglianza sanitaria degli attuali esposti, o se non rappresenti piuttosto una pratica ormai superata, priva di reale utilità clinica e preventiva.

Da qui nasce questo contributo con  la speranza di chiarire alla luce della normativa vigente dei consensus scientifici internazionali e delle indicazioni regionali ( Emilia Romagna), perché oggi la ricerca dei corpuscoli non è uno strumento appropriato nella sorveglianza sanitaria e quali siano invece gli accertamenti realmente utili per tutelare la salute dei lavoratori.

Attualmente la quasi totalità delle attività che coinvolgono amianto riguarda interventi di bonifica, manutenzione o rimozione, e in particolare canne fumarie e lastre ondulate in fibrocemento (le cosiddette “Eternit”). 

Non parliamo più di produzione industriale, né di esposizioni continuative e massive, ma di attività controllate e regolamentate.

Le lastre ondulate e le canne fumarie in fibrocemento contengono storicamente una quota di amianto prevalentemente sotto forma di crisotilo, in genere intorno al 12–16% in peso, con la restante parte costituita da cemento Portland.

Si tratta di materiali a matrice compatta, nei quali le fibre sono inglobate nel cemento. In condizioni di conservazione ordinaria e soprattutto quando gli interventi vengono eseguiti secondo le procedure previste (umidificazione, , DPI, tecniche operative corrette), la liberazione di fibre è limitata.

Questo elemento è centrale perché il rischio oggi non è legato tanto alla “presenza” del materiale, quanto alle modalità di intervento, alla durata delle operazioni e al rispetto delle misure preventive. È per questo che le esposizioni degli attuali esposti risultano nella maggior parte dei casi significativamente inferiori a quelle storiche, spesso prossime ai valori di fondo ambientale. È da qui che bisogna partire per costruire una sorveglianza sanitaria sensata.

Cosa prevede realmente l’art. 249 del D.Lgs. 81/2008

L’art. 259 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che i lavoratori esposti ad amianto sono sottoposti a sorveglianza sanitaria effettuata dal Medico Competente e specifica che tale sorveglianza comprende:

  • anamnesi lavorativa e clinica con particolare attenzione all’apparato respiratorio;
  • esame clinico in particolare esame obiettivo del torace;
  • spirometria;
  • sulla base delle conoscenze scientifiche e dello stato di salute del lavoratore il medico competente valuta l'opportunità di effettuare altri esami quali la citologia dell'espettorato, l'esame radiografico del torace o la tomodensitometria.
Pertanto la norma è chiara: indica gli accertamenti cardine e affida al Medico Competente la valutazione sull’opportunità di esami aggiuntivi. 


Il Consensus di Helsinki rafforza pienamente questa impostazione.

La sorveglianza sanitaria degli esposti ad amianto deve basarsi innanzitutto su una anamnesi lavorativa accurata, raccolta anche con strumenti strutturati, che consenta di ricostruire:


  • tipo di materiale trattato;
  • modalità operative;
  • durata e frequenza degli interventi;
  • uso dei DPI;
  • eventuali esposizioni pregresse;
  • abitudine al fumo.

In particolare per il crisotilo la ricostruzione anamnestica dell’esposizione cumulativa (fibre-anno) è considerata più affidabile di qualunque ricerca biologica.

Spirometria ed esami funzionali: strumenti chiave

La spirometria rappresenta uno strumento centrale della sorveglianza sanitaria sia per la valutazione clinica sia per il supporto al giudizio di idoneità.

Può essere ripetuta con periodicità ragionevole (ad esempio ogni 3–5 anni), modulata in base all’intensità dell’esposizione all’età e al quadro clinico.

Esami più specialistici (come la DLCO) trovano indicazione solo in contesti clinici selezionati, ad esempio in presenza di asbestosi documentata, e non come strumenti di screening.

Anche la radiografia del torace deve essere collocata correttamente.

Secondo ATS/ERS, i documenti di consenso e le indicazioni regionali:

  • non è un esame di primo livello automatico;
  • può essere presa in considerazione solo se giustificata da anamnesi, esame obiettivo o esposizione cumulativa valutata come rilevante;
  • deve essere motivata e documentata in cartella sanitaria;
  • non deve essere utilizzata come strumento di screening indiscriminato.

La III Consensus Conference Italiana sul Mesotelioma Maligno della Pleura ha ribadito che le indagini radiodiagnostiche del torace non rientrano tra gli accertamenti di primo livello dei programmi di sorveglianza sanitaria, per l’incertezza del rapporto costo-beneficio in lavoratori asintomatici.

Corpuscoli di amianto

La letteratura scientifica come esplicitamente riportato nel Consensus di Helsinki chiarisce che la ricerca dei corpuscoli di amianto ha un ruolo esclusivamente diagnostico, nell’ambito della conferma istologica dell’asbestosi, e non rappresenta uno strumento di valutazione dell’esposizione né di sorveglianza sanitaria.

In particolare nel caso del crisotilo l’assenza di corpuscoli non esclude né l’esposizione né in rari casi, la malattia, rendendo tale ricerca inappropriata nella pratica della sorveglianza degli attuali esposti.

È stato inoltre dimostrato che possono esistere asbestosi da crisotilo:

  • senza aumento dei corpuscoli di amianto;
  • senza aumento del carico di fibre.

Se i corpuscoli possono mancare anche in presenza di malattia è evidente quanto sia scorretto utilizzarli per “dimostrare” o escludere un’esposizione.

Inoltre le Indicazioni regionali della Regione Emilia-Romagna ribadiscono esplicitamente che la ricerca dei corpuscoli nell’espettorato e altri indicatori biologici storici sono superati e di scarsa efficacia, se rapportati agli attuali profili di esposizione.

Si aggiunge a quanto sopra riportato anche   le modifiche normative nello specifico ritenuto che la ricerca dei corpuscoli di asbesto è  stata disposta dal DM 21 Gennaio 1987 e che l’art. 304 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce l’abrogazione di tutte le disposizioni previgenti incompatibili con  il  D.Lgs 81/08 , il DM 21 gennaio 1987  risulta abrogato

Il significato reale della sorveglianza sanitaria oggi

Alla luce di tutto questo la sorveglianza sanitaria degli attuali esposti ad amianto deve essere:

  • proporzionata all’esposizione reale;
  • basata su anamnesi, esame obiettivo e spirometria;
  • supportata da esami di imaging solo quando clinicamente giustificati;
  • libera da pratiche obsolete prive di valore preventivo.


Non fare di più.

Fare ciò che serve nel momento giusto per la persona giusta ( Appropriatezza).

È questa la medicina del lavoro che tutela davvero la salute dei lavoratori oggi.

Al seguente link è riportato un articolo sugli ultimi  cambiamenti normativi di pertinenza del medico competente

https://gennarobilancio.blogspot.com/2026/01/amianto-cosa-cambia-davvero-per-il.html


Gennaro  Bilancio Medico del Lavoro

Scrivo per chiarire dubbi, non per dare risposte comode



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