Audiometrie: classificazione Merluzzi Pira Bosio



Chi fa medicina del lavoro ne è consapevole, davanti a un audiometrica il problema non è " vedere "il tracciato, ma interpretarlo correttamente.
Nel tempo ho visto molti dubbi, errori ricorrenti e classificazioni usare in modo automatico.
Per questo ho deciso di mettere in ordine, in modo pratico e ragionato i criteri di classificazione audiometrico più utilizzati , spiegando non solo come si applicano, ma perché .

Perché classificare le audiometri nella sorveglianza sanitaria?

Gli esami audiometrici vengono effettuati per:
  • valutare complessivamente gli effetti  del rumore   sull'udito dei lavoratori esposti,  
  • confrontare gli esami audiometrici  effettuati in anni diversi
  • comunicare in forma anonima  e collettiva i risultati in occasione in occasione delle riunioni periodiche ai sensi dell’art 35 del D.Lgs.81/08.
Per fare questo in modo coerente è necessario procedere a una classificazione dei tracciati audiometrici, evitando giudizi generici.

Il criterio Merluzzi: Struttura e Logica

Storicamente le audiometri venivano classificate secondo    il criterio Merluzzi e coll, successivamente  perfezionato nel  criterio Merluzzi Pira Bosio,, che ne hanno migliorato la leggibilità e sopratutto l'utilità preventiva.
 
· Il reticolo audiometrico è suddiviso in aree orizzontali definite da intervalli di 
          20 dB,
          10 dB,
          15 dB,
          15 dB,
          40 dB, 
  Con l'obiettivo di identificare più facilmente le alterazioni lievi, spesso indicative delle fasi iniziali del danno uditivo

·  Le classi di normalità uditiva 

 sono state individuate due classi di normalità uditiva denominate 
  •     Classe 0 = soglie comprese tra  –10 e  + 10 dB,  
  •     Casse 1a= soglie comprese  da 15 a 25 dB. 
    
  Questa suddivisione nasce da una duplice esigenza : 
  •   facilitare ed invogliare maggiormente il personale esecutore
  •   a ricercare la vera soglia uditiva evitando di considerare normale in modo indistinto tutto ciò che è sotto  25 dB,
  •  intercettare situazioni ancora formalmente nella norma, ma suggestive di uno stato evolutivo o  iniziale sofferenza dell'organo dell'udito  
  Un esempio pratico  : Se in lavoratori mai esposti al rumore  i tracciati audiometrici dell’anno corrente transitano  dalla classe 0 alla classe 1a, è verosimile  che le misure preventive e protettive adottate non siano state efficaci. Intervenire  in questa fase è possibile impedire  l’evoluzione verso un danno dell’organo dell’udito.

L  Le classi di ipoacusia da rumore 

· Sono state individuate 13 classi di ipoacusia da rumore, numerate  da 2 a 6 per indicare il progressivo superamento delle soglie di 25 Db alle frequenze: 
     4 KHz classe 2
     3  KHz classe 3
     2 Khz classe 4
     1 Khz classe 5
     0,5 kHz  classe  6 

   Ogni classe, ad eccezione dalla 6 è ulteriormente suddivisa in tre sottoclassi :
  a  soglie da 25 a 40 dB
  b  soglie da 45 a 60 dB
e c soglie >60 db 
  La progressione:
  •   Numerica richiama l'estensione del danno alle frequenze del parlato 
  •   Alfabetica richiama la gravità del deficit uditivo 
·   Le altre classi: Ipoacusie non da rumore    
    
   classe 7: comprende i casi di ipoacusia non attribuibile a rumore
·  classe sono raccolti tutti i casi diagnosticati come presbiacusia
·   classe 9 comprende i deficit uditivi a doppia eziologia 

Questa distinzione è fondamentale per evitare attribuzioni causali improprie e per mantenere la classificazione come strumento descrittivo, non diagnostico.

Configurazioni asimmetriche: come interpretare correttamente 

Diverso è il caso di una configurazione 2a a destra e 3a a sinistra:
questa non può essere interpretata come semplice asimmetria, ma richiede di ammettere una causa combinata per l'orecchio sinistro.

Per questo motivo la corretta classificazione sarà:

2a a destra
9a a sinistra 

Attenzione : classificazione non significa diagnosi

La classificazione audiometrica:
  •  non è una diagnosi clinica
  • non può sostituire la valutazione complessiva del caso
Usarla in modo meccanico senza considerare l'anamnesi lavorativa, l'esposizione, l'andamento dei tracciati porta a conclusioni fuorvianti e a errori di sorveglianza sanitaria.

Il vero valore del criterio Merluzzi, Pira Bosio non è "etichettare" un lavoratore ma:
  • Individuare precocemente segnali di sofferenza uditiva
  • valutare l'efficacia delle misure preventive 
  • orientare interventi corretti prima che il danno diventi irreversibile 
E' uno strumento di Prevenzione non di semplificazioni.

Approfondimenti :

Il testo approfondito è possibile leggerlo nelle linee Guida  per la prevenzione dei danni uditivi da rumore in ambiente di lavoro della SIML.

Gennaro Bilancio Medico del Lavoro

Scrivo per chiarire dubbi, non per dare risposte comode

Perché la sorveglianza sanitaria non è burocrazia ma responsabilità



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