sabato 7 febbraio 2026

Vedere prima non sempre è meglio: radon, amianto, fumo e il peso delle decisioni nella prevenzione

Ci sono numeri che rassicurano.

E ce ne sono altri che costringono a fermarsi.

La TC torace a basso dosaggio (LDCT) è uno degli esempi più chiari di questa doppia faccia della prevenzione moderna, utile, ma non innocuo,  promettente ma non automatico.

La letteratura scientifica ci dice che nei soggetti ad alto rischio l’impiego della LDCT consente una riduzione della mortalità per tumore polmonare di circa il 20% rispetto allo screening con radiografia del torace.

Un dato importante, che ha segnato un punto di svolta e che giustifica l’interesse crescente verso questo esame.

Ma la stessa letteratura racconta anche il resto della storia.

Negli studi di screening con LDCT è stata descritta una percentuale di falsi positivi che arriva fino al 96,4%.

Significa che la grande maggioranza dei reperti inizialmente sospetti non si traduce in una diagnosi di tumore, ma in controlli ripetuti, follow-up ravvicinati, ansia, talvolta procedure invasive.

Non solo.

Per alcune forme tumorali  in particolare i tumori bronchiolo-alveolari, la sovradiagnosi – cioè l’identificazione di neoplasie che non avrebbero dato segno di sé nel corso della vita della persona è arrivata fino al 78,9%.

Numeri che non smentiscono l’utilità della LDCT.

Radon e amianto: stesso rischio biologico, contesti molto diversi

A rendere il confronto tra radon e amianto ancora più complesso non è solo la diversa entità del rischio biologico, ma il contesto in cui questi rischi vengono letti e governati.

Il radon è oggi trattato prevalentemente come un problema di radioprotezione.

È un rischio ambientale misurabile regolato dal D.Lgs. 101/2020 inserito in una cornice normativa che parla il linguaggio delle dosi, dei livelli di riferimento, della prevenzione primaria e secondaria.

In questo contesto, la sorveglianza sanitaria e il ricorso selettivo alla TC a basso dosaggio vengono percepiti come strumenti tecnici, coerenti con una logica di tutela della salute pubblica.

L’amianto, invece vive ancora dentro una storia diversa.

Non è solo un rischio sanitario è un rischio che porta con sé implicazioni economiche, sociali e medico-legali enormi.

Bonifiche, indennizzi, riconoscimenti di malattia professionale, contenziosi giudiziari  hanno reso l’amianto un tema “pesante”, che va ben oltre la valutazione clinica del singolo lavoratore.

È anche per questo che, nel tempo le indicazioni sulla sorveglianza degli esposti ad amianto hanno assunto un linguaggio più prudente, talvolta difensivo.

Non perché il rischio sia minore anzi, sappiamo che l’associazione amianto + fumo determina un incremento del rischio di carcinoma polmonare di tipo moltiplicativo  ma perché ogni scelta sanitaria ha ricadute che non sono solo mediche.

In altre parole, radon e amianto non vengono trattati in modo diverso perché colpiscono diversamente il polmone, ma perché colpiscono in modo diverso la società, le istituzioni e il sistema economico.

Ed è proprio qui che il ruolo del medico del lavoro diventa più delicato, tenere insieme evidenza scientifica, tutela della salute e responsabilità sociale, senza rinunciare al giudizio clinico.


Radon, fumo e la logica della valutazione clinica

Sappiamo che il radon è un cancerogeno certo e che, nei soggetti fumatori, il rischio di carcinoma polmonare aumenta di circa il 20–30% rispetto ai non fumatori esposti.

Per questo alcuni documenti scientifici  come quelli dell’AIRM  propongono un percorso prudente e strutturato:

  • visita medica preventiva con anamnesi accurata
  • valutazione dei profili di rischio
  • e solo nei soggetti selezionati (età >55 anni, fumo, esposizione significativa) il ricorso alla LDCT

Non uno screening indiscriminato.

Ma una sorveglianza sanitaria mirata in cui l’esame strumentale arriva dopo il ragionamento clinico, non prima.

E quando il rischio si chiama amianto?

È qui che inevitabilmente nasce una domanda.

Se accettiamo questo approccio per il radon, perché diventiamo molto più cauti talvolta quando il rischio riguarda l’associazione amianto + fumo?

Dal punto di vista scientifico, l’amianto non è un fattore “minore”.

Al contrario l’associazione tra esposizione ad amianto e abitudine tabagica determina un effetto moltiplicativo del rischio di carcinoma polmonare, con stime che arrivano fino a 40–50 volte rispetto ai non esposti non fumatori.

Non un incremento percentuale, ma un salto di ordine di grandezza.

Eppure, l' Accordo Stato-Regioni ci ricorda  che la TC va riservata a “casi clinici selezionati” negli EX esposti ad amianto. Difatti raccomandano RX con esecuzione e classificazione standard ILO/BIT

Ma cosa significa davvero “caso clinico”?

Significa solo presenza di sintomi?

O può significare anche profilo di rischio elevato costruito su:

  • esposizioni documentate
  • stili di vita
  • età
  • valutazione clinica individuale?

Il punto non è la TAC.  È il modo in cui la usiamo

I dati sui falsi positivi (96,4%) e sulla sovradiagnosi (78,9%) spiegano bene perché la LDCT non possa diventare uno strumento automatico, né nel radon né nell’amianto.

Ma gli stessi dati non giustificano un rifiuto a priori, giustificano  un uso responsabile, personalizzato, consapevole. La prevenzione efficace non è quella che vede tutto.

È quella che sceglie cosa guardare quando e per chi sapendo che ogni esame porta con sé benefici, limiti e conseguenze umane.

Una riflessione aperta

Se accettiamo la LDCT per:

  • radon + fumo dopo valutazione clinica, età >55 anni e fumo di sigaretta 

forse dovremmo avere il coraggio di porci la stessa domanda per:

  • amianto + fumo, senza automatismi ma anche senza preclusioni ideologiche.

Non per fare screening di massa.

Ma per non rinunciare a priori a uno strumento che può essere utile quando il rischio è davvero alto.

Perché la medicina del lavoro vive esattamente  nel punto in cui i numeri incontrano le persone e il giudizio clinico conta ancora più dell’esame.

Al  seguente link è possibile leggere un altro articolo sul Radon

https://gennarobilancio.blogspot.com/2025/12/perche-per-il-radon-non-basta-leggere-i.html

Gennaro 

Bilancio Medico del Lavoro

Scrivo per chiarire dubbi, non per dare risposte comode


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