Chi opera oggi nel sistema pubblico di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ha la chiara percezione che qualcosa sia cambiando. Le norme evolvono, i ruoli si ridefiniscono e le competenze si spostano. Tuttavia non sempre è evidente in quale direzione complessiva si stia andando.
Negli ultimi anni il cambiamento è stato progressivo non sempre dichiarato apertamente ma chiaramente visibile nelle scelte normative, organizzative e operative che stanno ridefinendo ruoli, strumenti e responsabilità dei diversi attori istituzionali.
Il recente bando pubblicato da alcune ATS della Regione Lombardia che prevede l’affidamento a liberi professionisti di attività riconducibili alla vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, rappresenta un segnale concreto di questo cambiamento e offre l’occasione per una riflessione più ampia sul futuro del sistema pubblico di prevenzione
- ampliamento delle competenze
- potenziamento degli organici
- forte visibilità mediatica delle attività ispettive.
Sempre più spesso anche nel racconto dei mass media la vigilanza viene associata quasi esclusivamente all’ITL mentre il ruolo delle ASL pur restando sostanziale, appare meno visibile nel discorso pubblico.
Quanto sopra riportato merita una riflessione :
Storicamente dal 1978 le attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza erano di competenza quasi esclusiva delle ASL , oggi a seguito delle modifiche normative intervenute negli ultimi anni tali competenze risultano condivise tra ASL e ITL entrambi riconosciuti come organi di vigilanza. Tuttavia nella pratica organizzativa e comunicativa si assiste a un progressivo spostamento del baricentro operativo e istituzionale verso ITL, senza un analogo rafforzamento delle ASL.
Questo pone una domanda legittima che non è polemica ma sistemica:
se gli organi di vigilanza sono sia ASL che ITL, perché il potenziamento delle competenze e delle risorse viene orientata prevalentemente verso un solo soggetto?
Il rischio non è formale ma sostanziale uno squilibrio che può tradursi in una perdita progressiva della componente sanitaria della vigilanza .
Accanto al rafforzamento dell'ITL permane una criticità oggettiva che merita attenzione : l'assenza allo stato attuale di medici del lavoro negli organici dell'Ispettorato.
Questa assenza limita la possibilità di svolgere in autonomia attività fondamentali quali:
- ricorsi avversi ai giudizi di idoneità;
- valutazione dei protocolli di sorveglianza sanitaria secondo indirizzi scientifici;
- verifica della coerenza tra valutazione dei rischi e accertamenti sanitari;
- emersione e indagine delle malattie professionali;
- approfondimento di infortuni complessi in cui lo stato di salute del lavoratore abbia avuto un ruolo determinante.
Il rischio è quello di una vigilanza forte sul piano ispettivo e sanzionatorio ma parziale sul piano sanitario, proprio laddove si concentra il maggiore carico di malattia secondo l’OMS.
Inoltre è importante chiarire che i Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro (TPALL) operano sia nelle ASL sia nell’ITL ma all’interno di modelli istituzionali profondamente diversi.
Nelle ASL i TPALL sono parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale e operano in un modello sanitario integrato in stretta collaborazione con la medicina del lavoro .
La differenza non è tra professionalità ma tra modelli di intervento sanitario-integrato nelle ASL, ispettivo-amministrativo nell’ITL.
Il ruolo delle ASL ma sotto pressione
Le ASL continuano a garantire:
- integrazione tra vigilanza e tutela della salute,
- valutazione del nesso rischio-danno,
- indagini sanitarie sugli esiti lavorativi,
- attuazione dei Piani di Prevenzione nazionali e regionali,
- promozione di buone pratiche.
Tuttavia a fronte anche di nuove responsabilità ( Piani di Prevenzione) non si è assistito a un potenziamento strutturale equivalente e si è progressivamente fatto ricorso a soluzioni temporanee e esternalizzate
Lo svuotamento degli organici ASL: un segnale da ascoltare
In questo quadro già complesso emerge un ulteriore elemento che merita attenzione: il progressivo svuotamento degli organici delle ASL dovuto al passaggio di professionisti medici vincitori di concorso verso altri enti come l’INPS.
Questo fenomeno non può essere letto esclusivamente come una scelta individuale o opportunistica, ma come espressione di un malessere organizzativo più ampio, legato a:
- carichi di lavoro crescenti e spesso non sostenibili;
- responsabilità elevate non sempre accompagnate da adeguato riconoscimento;
- incertezza sul futuro del ruolo della vigilanza sanitaria pubblica;
- percezione di un sistema in continua riorganizzazione, ma senza una direzione chiara.
Ignorare questo segnale significa rischiare di perdere competenze formate nel tempo e idi alimentare un circolo vizioso di sovraccarichi e nuove uscite .
Pertanto senza un investimento reale sulle ASL in termini di organici, riconoscimento e prospettive ogni tentativo di rafforzare il sistema di vigilanza rischia di poggiare su basi sempre più fragili.
Se come afferma l'OMS che le malattie professionali rappresentano oggi il principale esito delle esposizioni lavorative, la componente sanitaria svolta da TPALL e MEDICI non può essere marginalizzata.
La tutela della salute dei lavoratori richiede equilibrio, integrazione e investimenti strutturali.
In assenza di una visione complessiva , il rischio è quello di un sistema che controlla di più, ma protegge meno.
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