sabato 10 gennaio 2026

Sotto 1/10 non significa assenza di rischio: miscele chimiche e sorveglianza sanitaria

Esposizione a miscele di agenti chimici, perché il riferimento a 1/10 del valore limite non esclude la sorveglianza sanitaria e quando il monitoraggio biologico diventa uno strumento essenziale.

Nel campo della prevenzione del rischio chimico occupazionale, uno degli equivoci più ricorrenti che riscontro dalla lettura dei Documenti di valutazione dei rischi riguarda l’interpretazione del criterio del 10% del valore limite di esposizione professionale (VLE) come soglia al di sotto della quale il rischio sanitario sarebbe da considerarsi irrilevante per la salute e pertanto non vige l'obbligo di sorveglianza sanitaria.

Questa impostazione se applicata in modo automatico risulta tecnicamente riduttiva e normativamente scorretta  in presenza di esposizione contemporanea a più agenti chimici ( difatti  negli ambienti di lavoro è quasi sempre presente una multiesposizione ad agenti chimici pericolosi).

Valori limite e miscele: un presupposto da chiarire

I valori limite di esposizione (MAK, TLV, VLEP) sono definiti per singole sostanze, sulla base di:

  • studi tossicologici e di igiene industriale  condotti in condizioni di mono-esposizione,
  • modelli sperimentali standardizzati,
  • assenza di interazioni con altri agenti chimici.

Per questo motivo non esiste un valore limite unico per le miscele.

In presenza di esposizione simultanea a più sostanze, gli effetti possono risultare:

  • additivi,
  • sinergici,
  • antagonisti,
  • oppure manifestarsi nel tempo come effetti subclinici cumulativi.

È proprio questa complessità che impone un approccio prudenziale e integrato alla valutazione del rischio.

Il ruolo della UNI EN 689:2019 e il significato del criterio del 10%

La UNI EN 689 introduce il riferimento a 1/10 del valore limite come criterio operativo per:

  • classificare l’esposizione come di scarsa rilevanza,
  • definire strategie di campionamento,
  • modulare la frequenza dei monitoraggi ambientali, in presenza di adeguata affidabilità statistica.

Tuttavia è fondamentale sottolineare che:

  • la UNI EN 689 è una norma di igiene industriale,
  • non è una norma sanitaria,
  • non valuta gli effetti combinati delle miscele,
  • non fornisce indicazioni sulla sorveglianza sanitaria.

Pertanto il criterio del 10% risponde alla domanda:

“L’esposizione è sufficientemente controllata rispetto al valore limite?”


Ma non risponde alla domanda:

“Esiste un rischio per la salute del lavoratore nel medio-lungo periodo?”


I limiti del monitoraggio ambientale

Il monitoraggio ambientale rappresenta uno strumento fondamentale della prevenzione, ma presenta limiti intrinseci che diventano particolarmente rilevanti in caso di esposizione a miscele.

In particolare il monitoraggio ambientale:

  • misura la concentrazione dell’agente chimico nell’aria, non la dose assorbita;
  • fornisce una fotografia limitata nel tempo e nello spazio;
  • non considera:
    • l’assorbimento cutaneo,
    • la variabilità individuale (età, abitudini, metabolismo),
    • l’effettivo e continuo utilizzo dei DPI,
    • le esposizioni extraprofessionali;
  • può non intercettare picchi brevi ma biologicamente rilevanti;
  • non descrive il carico biologico complessivo in caso di esposizione multipla.

Di conseguenza, anche in presenza di valori ambientali inferiori a 1/10 del VLE per ciascuna sostanza, il rischio per la salute non può essere automaticamente escluso.

Limiti della formula per le miscele 

Il limite della formula si basa sull'ipotesi che le sostanze agiscono in modo puramente additivo ( sommano i loro effetti sullo stesso organo bersaglio)

Ma la biologia non è sempre lineare in quanto sono possibili :


• Sinergia : Esistono miscele in cui l'effetto combinato è moltiplicativo (1 + 1 = 5 non 2). Ad esempio, l'esposizione contemporanea a certi solventi e fumo di tabacco, o solventi e rumore (ototossicità), può generare danni superiori a quelli previsti dalla semplice somma algebrica.

• Interferenza Metabolica: Una sostanza "A" può inibire gli enzimi (come il citocromo P450) necessari a metabolizzare la sostanza "B". Il Risultato è che  la sostanza B resta nell'organismo molto più a lungo, aumentando la dose interna effettiva anche se la concentrazione nell'aria era bassa.


Inoltre  se nella miscela sono presenti sostanze che colpiscono organi diversi (es. una sostanza neurotossica, una epatotossica e una irritante per le vie respiratorie), l'indice di additività calcolato sul "totale" perde di significato tossicologico.

In questo caso, il lavoratore subisce un attacco multi-organo. 

Anche se ogni singolo attacco è "sotto soglia", il carico allostatico (lo stress complessivo sull'organismo) aumenta, potendo favorire patologie aspecifiche o croniche.


Da tenere in considerazione anche la variabilità individuale 

I valori limite sono definiti per la popolazione lavorativa sana. Non tengono conto di 

• Genetica: 


• Stato di salute: 

• Stile di vita: 

In sintesi: cosa significa I < 1 per miscele  ?

Significa che l'ambiente è normativamente conforme, ma non necessariamente clinicamente sicuro per chiunque e in ogni condizione.

Sorveglianza sanitaria e quadro normativo

Il D.Lgs. 81/08 non lega la sorveglianza sanitaria al superamento di soglie numeriche ma alla presenza di un rischio per la salute.

In particolare:

  • l’art. 229 richiama l’esposizione ad agenti chimici pericolosi;
  • l’art. 25 attribuisce al medico competente un ruolo clinico–preventivo centrale;
  • l’art. 41 prevede la sorveglianza sanitaria quando il rischio lo richiede.

Il concetto chiave è il rischio non il valore numerico isolato.

In presenza di esposizioni multiple, croniche o caratterizzate da incertezza tossicologica, la sorveglianza sanitaria rappresenta una misura di prevenzione appropriata e coerente con il principio di precauzione.

Il ruolo del monitoraggio biologico nelle esposizioni a miscele

In questo contesto il monitoraggio biologico assume un valore strategico quando sono disponibili indicatori biologici validati (BEI, BAT).

Il monitoraggio biologico:

  • misura ciò che è realmente entrato nell’organismo,
  • integra tutte le vie di esposizione (inalatoria, cutanea, orale),
  • riflette l’efficacia reale delle misure di prevenzione,
  • consente di individuare effetti subclinici precoci.

È particolarmente utile quando:

  • l’esposizione è plurima,
  • i livelli ambientali sono bassi ma continuativi,
  • sono presenti sostanze con lo stesso organo bersaglio,
  • il rischio non è pienamente rappresentato dai soli dati ambientali

Pertanto anche in presenza di esposizione contemporanea a più agenti chimici, anche a concentrazioni inferiori a 1/10 dei rispettivi valori limite ambientali, il monitoraggio biologico laddove disponibili indicatori validati, rappresenta uno strumento di integrazione particolarmente utile alla sorveglianza sanitaria.

Esso consente una valutazione più realistica del carico biologico complessivo e dell’efficacia delle misure di prevenzione adottate, superando i limiti informativi del solo monitoraggio ambientale.


È essenziale ribadire che il monitoraggio biologico:

  • non è automatico,
  • deve essere motivato dal profilo di rischio,
  • va correttamente interpretato dal medico competente,
  • non sostituisce, ma rafforza la sorveglianza sanitaria.

Conclusione

Nelle esposizioni complesse, misurare l’aria non significa sempre misurare il rischio.

La tutela della salute dei lavoratori richiede una valutazione integrata nella quale:

  • monitoraggio ambientale,
  • sorveglianza sanitaria,
  • e monitoraggio biologico

non si escludono ma si completano.

Ridurre la prevenzione al rispetto formale di soglie numeriche significa semplificare eccessivamente una realtà che sul piano tossicologico e sanitario è molto più articolata.